Come abbassare la frequenza di rimbalzo di un sito web?

Last modified on 16 luglio 2018 at 19:21

on 24 gennaio 2015 GOOGLE ANALYTICS and Tag: with 0 comments
come abbassare la frequenza di rimbalzo o bounce rate

 

Il vostro sito web è online da diverso tempo, state ottenendo buoni posizionamenti sui motori di ricerca e il numero di “visitatori unici” è sempre in aumento.

Fin qui tutto bene, siete soddisfatti del vostro duro lavoro e entusiasti del traffico sul vostro sito, ma analizzando le statistiche di Google Analytics vi siete accorti che la frequenza di rimbalzo o bounce rate è alta.
come abbassare la frequenza di rimbalzo di un sito web
 
In questo articolo vi spiegherò cos’è, quali sono le cause di un bounce rate alto e le tecniche per riportarlo a livelli normali.
 

Che cos’è la frequenza di rimbalzo?

 
Immagino che chi si trova qui ne conosca già il significato, ma può essere utile riprendere la definizione offerta da Google stesso:
 

La frequenza di rimbalzo è la percentuale di visite di una sola pagina, ossia visite in cui la persona esce dal sito dalla stessa pagina in cui è entrata senza interagire con essa.

 
Riassumendo: ogni qual volta che un utente accede ad una vostra pagina web e l’abbandona senza interagire (cliccando per esempio la freccia “torna indietro” del browser) la percentuale del bounce rate aumenta.
 
Schermata Google Analytics relativa all'abbassamento della frequenza di rimbalzo
 
In ogni caso se la percentuale dovesse essere alta, di per sé non deve allarmare, perché deve essere contestualizzata con altri parametri e compresa.
 

Cause frequenza di rimbalzo alta

Come anticipato, la frequenza di rimbalzo è un parametro che deve essere preso in considerazione con altre metriche del sito web e analizzato con coscienza. I motivi di un bounce rate molto sopra la media possono infatti essere molteplici e del tutto fisiologici.

Tra questi è possibile citare:
 

Siti one page

Nei siti web one page (monopagina) o semplici landing page il bounce rate è fisiologicamente alto, poiché gli utenti non possono visitare altre pagine del sito. Di conseguenza entrano e senza fare azioni abbandonano la pagina: possono rimanerci anche 10 o 30 minuti ma per Google Analytics è indifferente. Per questo ti suggerisco di approfondire l’argomento relativo alla durata media della sessione.
 

Informazioni subito reperibili

Spesso sui siti web di hotel e ristoranti, utilizzati soprattutto da mobile, le informazioni più importanti sono il numero di telefono e l’indirizzo per raggiungere la location desiderata. Queste informazioni sono giustamente posizionate in zone rilevanti del sito (footer, header e pagina contatti) di conseguenza l’utente entra nel sito, visualizza l’indirizzo, e lo abbandona senza compiere ulteriori azioni. Un comportamento del tutto naturale che indica che il sito visitato fornisce all’utente tutte le informazioni utili.
 

Blog o siti informativi

Generalmente il bounce rate dei blog è elevato.
Il motivo è semplice: l’utente è alla ricerca di informazioni e utilizzando parole chiavi informative sul motore di ricerca, visita i siti, legge il contenuto e li abbandona, continuando il suo processo di ricerca.
E’ una tipologia di navigazione da parte dell’utente del tutto naturale, ma cercare di tenere il visitatore sul sito rimane comunque un KPI.

 
A prescindere da questo esistono però delle tecniche che possono aiutare ad abbassarla e a trattenere l’utente sul sito.
 

Tecniche utili per abbassare il bounce rate:

 

Creare un sito responsive

Creare sito responsive per abbassare bounce rateIl layout del vostro sito web deve adattarsi, non solo al browser fisso, ma anche ai dispositivi mobili in modo tale che gli utenti che visitano le vostre pagine web da cellulare o tablet non abbandonino immediatamente il sito a causa della difficoltà di navigazione.
 

Velocità di caricamento del sito

Uno degli aspetti più importanti per migliorare la frequenza di rimbalzo è quello di fornire all’utente un sito web veloce. La velocità di caricamento è uno dei fattori che influisce sul comportamento utente che davanti a un sito lento, è più predisposto ad abbandonare la navigazione.
Il sito deve essere veloce sia da desktop sia da mobile soprattutto dopo il roll out dell’algoritmo mobile first index ufficializzato a marzo 2018.
Per verificare la velocità del sito utilizzare i seguenti tools: Pingdom o GT Metrix
 

Migliorare la user experience

Create un menù e/o una barra di navigazione semplice da navigare.
Su internet gli utenti vogliono reperire tutto e subito e per questo dobbiamo offrire tutte le informazioni utili all’utente senza annoiarlo, ma coinvolgendolo all’ interno della nostre pagine.

 

Tipografia (dimensione font  & tipo di font)

 abbassare frequenza di rimbalzo tipografia

Ebbene sì, la tipografia è un dettaglio a volte dato per scontato, ma molto importante.
Ricordiamo che il nostro scopo è catturare il lettore all’interno del nostro sito. Quindi ricordiamoci di scegliere un font chiaro e leggibile, con una dimensione e un’interlinea adatti al layout del nostro sito e che non stanchi la vista.

 

Limitare l’utilizzo di banner e Ads

Limitare l’utilizzo dei banner, soprattutto above the fold, per evitare che l’utente abbandoni la pagina perchè distratto nella navigazione da questi elementi grafici.
In molti siti infatti sono presenti diversi banner che agiscono negativamente sull’esperienza utente.

 

Link a pagine interne

Che sia la pagina di un blog o una pagina di presentazione, può essere utile inserire all’interno del testo dei link che puntano ad altre pagine del vostro sito. In questo modo diminuiremo la frequenza di rimbalzo e offriremo all’utente pagine con approfondimenti e dettagli.
 

Potresti leggere anche: link building interno

 

Post correlati

Chi visita il vostro sito in teoria dovrebbe essere interessato alle tematiche che trattate.
Se un utente legge, ad esempio, un articolo del vostro blog, perchè non dovrebbe leggerne altri?
Invogliamolo e suggeriamogli altri articoli da leggere, attraverso l’elenco degli stessi, nelle sidebar o con le anteprime di essi a fondo pagina. (Ad esempio come alla fine di questa pagina)

 

Controllare i referral spam

In molti casi può accadere di visualizzare nel vostro account Analytics, alla sessione referral, dei referrer spam come buttons-for-website.com o semalt.semalt.com. Questi crawler setacciano il vostro sito facendo aumentare il bounce rate.
Eliminarli bloccandoli da analytics e/o .htaccess (per siti che funzionano sotto Apache) può essere utile per diminuire la frequenza di rimbalzo.
Potete trovare la spiegazione in questo mio articolo e in quest altro, in inglese, ancora più approfondito dove distingue tra ghost referrals e non ghost referrals.

 

Call to action

7 trucchi per abbassare la frequenza di rimbalzoVolete che il vostro sito converta o incuriosisca il lettore o il possibile cliente? Create delle call to action (richiamare all’azione).
Inserite dei banner che, attraverso una frase accattivante, richiamino l’attenzione e rimandino ad una sezione del sito dove l’utente in pochi passi può iscriversi ad una newsletter, chiedere un preventivo, contattarvi o effettuare un acquisto. Lo scopo è quello di riuscire ad ottenere una conversione.

 

Title e metadescription corrette

Scrivete delle meta description e dei title che riassumano totalmente ciò che l’utente troverà nella pagina. Se l’utente non dovesse trovare ciò che si aspetta uscirebbe insoddisfatto dal vostro articolo, abbandonando immediatamente la pagina e facendo aumentare di conseguenza il bounce rate.

 

Web marketing in linea con le aspettative dell’utente

Bisogna offrire all’utente ciò che si aspetta in modo da soddisfare al meglio il suo bisogno di informazioni o di acquisto. Un esempio immediato? E’ importante creare contenuti coerenti con l’offerta proposta in un annuncio AdWords. Se questo allineamento non dovesse esserci il bounce rate di una landing o del sito si alzerebbe in modo significativo.

 

Creazione di un evento di tipo Timer – Adjusted Bounce Rate

A volte può capitare nei siti di news, nei blog o nei siti one-page di avere una frequenza di rimbalzo alta, dovuta dal fatto che gli utenti entrano nel sito, leggono l’articolo magari anche per molti minuti, ma lo abbandonano senza navigare ulteriormente. In questo caso, anche se l’utente passa molto tempo sulla pagina, Google Analytics restituisce in ogni caso un rimbalzo poiché il metro di interazione utilizzato dal sistema è la “visualizzazione di pagina”.
 
Esiste però un piccolo trucchetto molto utile per abbassare la frequenza di rimbalzo, che ci aiuta ad evitare questo problema e ad avere statistiche più veritiere, ovvero quello di inserire un evento temporale all’interno del codice di tracciamento.
 
Questo evento misura il tempo che l’utente passa sulla pagina e scatta una volta superata la frazione di tempo da noi scelta. Basterà inserire nel tracciamento di Google Universal Analytics questa stringa di codice:

 

setTimeout("ga('send','event','adjusted bounce rate','page visit 30 seconds or more')",30000);

 
oppure

setTimeout("ga('send', 'event', 'read', '30_seconds');",30000);

 

Tramite Google Tag manager, basterà creare un attivatore di tipo Timer.

Adjusted bounce rate:frequenza di rimbalzo timer google tag manager

Successivamente creare un tag come indicato in questa procedura.
 
Monitorate nei giorni successivi l’effettivo funzionamento del tracciamento e, molto probabilmente, in pochi giorni il bounce rate sarà dimezzato.

 

Cause di una frequenza di rimbalzo troppo bassa

In alcuni casi, invece si individuano bounce rate del tutto innaturali, al 2-3% che si trasformano in un campanello d’allarme agli occhi di un buon esperto di Google Analytics.
Ecco alcune cause:
 

Codice di analytics duplicato

Capita spesso di individuare sui siti web frequenze di rimbalzo molto basse che si aggirano sotto il 10%. Spesso il motivo è legato a un inserimento doppio del codice di analytics all’interno del sito web.
Soprattutto con i CMS come WordPress, che magari vengono gestiti da programmatori diversi, capita che un codice viene inserito nel sorgente del sito e contemporaneamente, per errore, anche tramite plugin o tramite le opzioni tema del sito.
E’ importante verificare sempre il corretto inserimento e funzionamento del codice nel sito per evitare sorprese di questo genere. A tal proposito puoi usare l’estensione per Chrome Google Tag Assistant.
 

Eventi di analytics errati

Mi è capitato personalmente di visualizzare in un sito web un bounce rate del 3%, che già a primo impatto faceva intuire la presenza di un errore di tracciamento.
Indagando, e navigando in tempo reale, ho individuato un evento mal settato su un clic su numero di telefono mobile, che scattava ogni volta che l’utente accedeva al sito web e non quando il bottone riceveva il reale clic. Di conseguenza attenzione anche nel settaggio degli eventi.
 

Domande più frequenti sulla Frequenza di rimbalzo – FAQ

 

Quale è la frequenza di rimbalzo media di un sito? Ne esiste una?

Generalmente si considera una frequenza di rimbalzo media un valore che si aggira intorno al 30% – 60%. Come già anticipato, la frequenza di rimbalzo deve essere contestualizzata e differisce in base al tipo di business, alla tipologia di sito web e ad altri fattori. Ad esempio un sito one-page avrà quasi sicuramente una frequenza di rimbalzo alta ma potrebbe fornire all’utente tutte le informazioni che desidera offrendo una buona esperienza di navigazione. Come si intuisce è un valore troppo soggettivo per essere associato a un numero di riferimento.
 

La frequenza di rimbalzo deve essere alta o bassa

La frequenza di rimbalzo in un contesto ideale non deve essere nè troppo alta nè troppo bassa. Una frequenza di rimbalzo alta collegata a un tempo di permanenza medio sul sito davvero basso può indicare un’offerta di contenuto non in linea con l’esigenza dell’utente che visita la pagina e il sito. Una frequenza di rimbalzo troppo bassa, ad esempio con valori del 10% potrebbe anche indicare un malfunzionamento del tracciamento di Google Analytics o una duplicazione del codice stesso. Inoltre è fondamentale capire il motivo di un bounce rate alto o basso studiando il canale in cui si presenta il dato anomalo e capire se esso si verifica su pagine particolari o sull’intero sito. Google Analytics e la nostra esperienza ci forniranno supporti davvero preziosi per capire l’effettiva causa di un bounce rate.
 

Quale è una buona frequenza di rimbalzo?

Credo non esista in assoluto un valore che possa indicare una buona/ottimale frequenza di rimbalzo. Se si è per forza obbligati a parlare di numeri si potrebbe affermare un valore compreso tra i 30% e il 40% sia buono, ma in determinati contesti non è un valore che deve essere per forza preso in considerazione, perchè deve lasciare spazio a metriche più importanti come il tasso di conversione.

 

Conclusione

In questo articolo ho spiegato a 360° le cause, cosa è e come abbassare la frequenza di rimbalzo.
Credo che essa, come tutti i dati presenti in Google Analytics, debba essere contestualizzata nel progetto web che ci siamo prefissati e confrontata con altri dati come “il flusso di utenti” e il “tempo medio di visita” del sito.
Una frequenza di rimbalzo alta, in un post di un blog ad esempio, può anche indicare un articolo ben posizionato sui motori di ricerca, esaustivo e che non ha bisogno di approfondimenti. L’utente quindi entra in quella pagina, la visita e l’abbandona, ma non perché insoddisfatto del vostro testo, ma semplicemente perché ha trovato ciò che gli serviva. Quindi, a mio modesto parere, non bisogna troppo focalizzarsi sul dato offerto dal bounce rate, ma cercare di andare oltre, ragionando maggiormente su quello che si vuole offrire all’utente e ciò che l’utente vuole davvero trovare. I dati offerti da Google Analytics sono fondamentali, ma bisogna saperli interpretare senza fossilizzarsi troppo sui singoli numeri.

 
Se sei alle prime armi con questo strumento potresti leggere questa mini guida di Google Analytics!

Leggi anche...